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Diversamente dal bimbo capace di manipolare con successo il genitore, esiste un’altra eventualità: che il piccolo (trai 2 ed i 4 anni) intraveda nel mondo o la relazione con l’altro una minaccia (reale o percepita tale, non ha importanza). A questo punto, il trattenersi diverrà una risposta generalizzata e quindi disfunzionale (che alcuni definirebbero patologica). Da qui prende corpo l’altra distorsione del sé: quella dipendente.
Naturalmente il sé cresce e si consolida proprio per differenza: io –non io. Quindi per incontro con l’altro, con ciò che è altro da me. Se l‘incontro è negato, ed il sé trattenuto, il bimbo, poi adulto, resta trattenuto, prigioniero del proprio sé infantile, immaturo. E questo bimbo avrà sempre paura di staccarsi dal mondo domestico e familiare ed esplorare da solo il mondo. Necessiterà sempre dell’attaccamento materno: attaccamento a qualcosa che è simile a lui, mai diverso. Teme le distanze, le diversità, e ricerca ciò che è simile, che sa gestire, che conosce. Questa predilezione per il simile e il conseguente rifiuto per tutto ciò che viene percepito come distante o differente, prevarrà come discorso principe anche nella futura scelta delle amicizie o del partner, nello sviluppo di una ridotta tolleranza verso il diverso, così come nella predisposizione ad intolleranze alimentari, o allergie ed infezioni (self-not self: linfatico ed immunitario combattono ciò che ritengono diverso da sé).
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