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Oggi: 04 Set 2010
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Counseling


Ansia e personalità

ansiaDiversamente dal bimbo capace di manipolare con successo il genitore, esiste un’altra eventualità: che il piccolo (trai 2 ed i 4 anni) intraveda nel mondo o la relazione con l’altro una minaccia (reale o percepita tale, non ha importanza). A questo punto, il trattenersi diverrà una risposta generalizzata e quindi disfunzionale (che alcuni  definirebbero patologica). Da qui prende corpo l’altra distorsione del sé: quella dipendente.  

Naturalmente il sé cresce e si consolida proprio per differenza: io –non io. Quindi per incontro con l’altro, con ciò che è altro da me. Se l‘incontro è negato, ed il sé trattenuto, il bimbo, poi adulto, resta trattenuto, prigioniero del proprio sé infantile, immaturo. E questo bimbo avrà sempre paura di staccarsi dal mondo domestico e familiare ed esplorare da solo il mondo. Necessiterà sempre dell’attaccamento materno: attaccamento a qualcosa che è simile a lui, mai diverso. Teme le distanze, le diversità, e ricerca ciò che è simile, che sa gestire, che conosce. Questa predilezione per il simile e il conseguente rifiuto per tutto ciò che viene percepito come distante o differente, prevarrà come discorso principe anche nella futura scelta delle amicizie o del partner, nello sviluppo di una ridotta tolleranza verso il diverso, così come nella predisposizione ad intolleranze alimentari, o  allergie ed infezioni (self-not self: linfatico ed immunitario combattono ciò che ritengono diverso da sé).

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Ansia e....

Innanzi tutto quando si parla di ansia bisognerebbe distinguere tra un’ansia buona ed un’ansia, per così dire, cattiva: o meglio, una funzionale e una disfunzionale.

L’ansia funzionale è una sensazione del tutto sana, una sorta di sistema di allerta o di difesa: allerta magari per un primo appuntamento, difesa da una percezione di pericolo.

Quella disfunzionale, invece, si verifica qualora l’ansia, un normale stato, diventa una modalità di condotta generalizzata, un filtro percettivo attraverso il quale interpretiamo la realtà. Il cosiddetto “tratto ansioso” è una caratteristica della personalità di alcuni soggetti, i quali tendono ad avere il sistema di difesa dell’ansia particolarmente marcato, tanto da vivere la maggior parte delle esperienze in modo preoccupato, agitato, inquieto, ansioso, appunto. E’ quando avvertiamo tutto come un pericolo.

 

E quando qualcosa rappresenta per noi un  pericolo?uomo-triste-e-pensieroso

 

Quando riteniamo di non poter affrontare o sostenere una situazione. Un esame ci dà ansia; un primo appuntamento; un incontro sessuale….

 

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Ansia

Un Sé disfunzionale è un’idea, un’astrazione del sé lontana dalla realtà. Troppo alta o troppo riduttiva; un’idea troppo colma di aspettative altrui (genitoriali per lo più) o, piuttosto, ingombra di negazioni verso le altrui attese. Tipico questo, è l’atteggiamento delle personalità cosiddette “anali”: siamo sempre nell’area della coppia di meridiani colon-polmone, appunto.ansia

Ora, è proprio nel corso della fase anale che i bambini imparano ad affermare il loro mondo: io, mio, tempo, spazio, linguaggio e movimento sono concetti che prendono vita intorno ai due anni. Con il cambio di alimentazione e l’intensificarsi della peristalsi intestinale, il bambino impara a controllare la muscolatura sfinterica. Contemporaneamente si assiste: allo sviluppo del linguaggio (che affonda le sue radici in un’intelligenza gastrica); all’insorgere di una nuova consapevolezza nel bambino che si scopre altro dal soggetto materno; alla conquista dello spazio legata all’evoluzione corporea e motoria del piccolo; alla percezione della scansione temporale nell’alternanza giorno-notte, e infine al concetto di mio e tuo, legato originariamente proprio alla novità del controllo fecale: di un prodotto proprio che il bimbo può decidere di donare al genitore o trattenere. In tal modo il piccolo scopre che lasciar andare le feci o trattenerle ha un effetto manipolatorio sul papà o, più spesso, sulla mamma.

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L'identità del bambino migrante

Precedentemente abbiamo parlato, nelle linee generali, del concetto di "identità" e dei complessi processi sociali che portano alla costruzione di questa.
Adesso parleremo dell'identità del bambino, in particolare del bambino migrante, il quale nasconde un mondo interiore più complesso di quanto possiamo immaginare.
In genere si è portati a pensare che il bambino migrante (e non) abbia minori difficoltà degli adulti sia per la sua particolare plasticità, che lo rende più adattabile alle nuove condizioni, sia per le sue maggiori capacità apprenditive, sia perchè protetto dal suo nucleo familiare che svolge un ruolo di mediazione nei confronti delle richieste e degli stimoli dell'ambiente esterno.
In realtà, il fenomeno dell'emigrazione, molto spesso, porta ad un'improvvisa rottura del processo di costruzione dell'identità del minore, il quale potrebbe risultarne compromesso in modo significativo.
Tra le variabili significative per il processo di costruzione dell'identità del minore può senza dubbio essere annoverata l'età in cui questo emigra e le modalità in cui è stato effettuato lo spostamento del nucleo familiare (partenza insieme ai genitori, con i fratelli, ricongiungimento successivo, da scolarizzato o senza scolarizzazione, ecc.), e le condizioni generali (fisiche, affettive, relazionali, socio-economiche della famiglia, ecc.).

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Cibo e Personalità: le ghiandole surrenali.

stressIl surrene è un organo composto da due ghiandole ad attività endocrina. Di forma triangolare, è posizionato nei pressi della sommità del rene.

In realtà si tratta di due organi separati, ma combinati in uno: la porzione
esteriore delle ghiandole surrenali è detta corteccia adrenale, mentre quella interna è chiamata midollo adrenale. La corteccia ha soprattutto un ruolo fondamentale per ciò che concerne le funzioni ormonali, ma bisogna tener presente che opera anche per regolare: il metabolismo dei minerali (sodio, potassio); il metabolismo in genere (uso e distribuzione dei carboidrati, proteine e grassi; equilibrio idrico); le reazioni allergiche ed immunologiche (ipersensibilità, allergie e malattie immunitarie); la produzione degli ormoni maschili e femminili. Negli anni '40 il dott. Jhon Tintera, celebre endocrinologo pioniere nel trattamento delle affezioni adrenali, denunciò l'importanza del sistema endocrino e soprattutto delle ghiandole surrenali nella determinazione degli stati mentali detti patologici. In un ormai famoso articolo apparso sulla rivista Woman's Day, nel febbraio del 1958,  il dott. Tintera spiegava in che modo le ghiandole adrenali siano i regolatori del nostro carattere, della nostra efficienza e persino della nostra personalità.

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