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Oggi: 04 Set 2010
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Bambini
bamb

Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:
- a essere contento senza motivo,
- a essere sempre occupato con qualche cosa,
- a pretendere con ogni sua forza quello che desidera.

Paulo Coelho, da “Monte Cinque”



I capricci

genitori-e-figliParlare ai genitori, oggi come oggi, è molto complicato, spesso ci si trova a confrontarsi con persone con forte senso di impotenza e un forte senso di colpa.

Senso di colpa dettato soprattutto dalla mancanza di presenza costante di entrambi i genitori che sfocia nel non riuscire a tenere ferma una decisione o un comportamento.

 

Per tutti i genitori giunge il momento di affrontare l' “età dei no”, il periodo più delicato nella vita di un genitore, il piccolo di casa inizia a fare i capricci per qualsiasi cosa.

Pianti disperati, strilli e conati di vomito sono all’ordine del giorno e basta poco per scatenarli.

 

Questa fase, temuta dai genitori, è fondamentale per lo sviluppo del bambino: fare i capricci è il suo modo per imparare ad affermare la propria volontà. Il piccolo tenta di comprendere quale modello di comportamento dovrà assumere e quali limiti sono invalicabili.

Benchè le regole di comportamento siano le stesse dei decenni scorsi, nella società moderna i genitori hanno come loro svantaggio quel "senso di colpa" che fa assumere loro un atteggiamento di paura, paura di contrapporsi alla libertà del proprio figlio.

Le conseguenze di questo atteggiamento sono visibili in qualsiasi atto quotidiano, i genitori succubi dei loro figli attraverso l'eccessiva accondiscendenza, producono la mancanza di disciplina che caratterizza in generale i bambini di questa nuova era.

 

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La comuncazioe del bambino

Fra tutte le forme di uso del linguaggio, il far richieste è destinata ad essere
quella più profondamente legata al contesto.
Tale modo di comunicare inizia in modo diffuso e "naturale". Il bambino gesticola
e vocalizza in un modo che è interpretabile, indica che egli ha bisogno, ma non indica
che cosa egli voglia. In nessun senso si tratta all'inizio di "segni" convenzionali, così
nel caso dell'innervosirsi, del piangere, dello stendere la mano, ecc.
La madre è in grado, quando il bambino ha tre o quattro mesi, di distinguere diversi tipi
di pianto (di fame, di sofferenza, ecc.). Ma per lo più la correttezza delle distinzioni
è attribuibile alla sua abilità nell'interpretare quello di cui il bambino "ha bisogno"
piuttosto che il modo in cui lui vocalizza.
Ma andiamo di pari passo alla crescita del bambino, per meglio potere capire le sue evoluzioni
comunicative.

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Cerchiamo di capire il bambino

 

Capire il Bambinobambino

 

Premetto che questa non pretende di essere una vera e propria guida alla crescita del bambino, ma semplicemente
un insieme di piccole indicazioni che potrebbero aiutare noi adulti a comprendere un pò di più il comportamento
del bambino, sia da solo che in gruppo.
Partiamo dal presupposto che il bambino non è un uomo in miniatura, in quanto le sue strutture psichiche
presentano, rispetto a quelle adulte, delle differenze non solo d'ordine quantitativo ma soprattutto di tipo
qualitativo. In secondo luogo, non esiste "il bambino in generale" ma esistono "dei bambini" l'uno diverso
dall'altro, con caratteri peculiari propri, di ordine sia ereditario che ambientale.
Durante la mia breve esperienza di educatore della prima infanzia, durata poco più di un anno, ho avuto modo
di constatare che approcciarsi ai bambini è un'esperienza tutt'altro che semplice. Il mondo percettivo del
bambino non è semplicemente una visione più ridotta, meno complicata di quella dell'adulto, ma è una realtà
con caratteristiche peculiari proprie, che si costituisce a poco a poco e che, attraverso passaggi successivi,
si va trasformando fino ad arrivare, come punto di arrivo, alla percezione adulta.
Io ho lavorato con un gruppo di 15 bambini di età compresa tra 0 e 4 anni e di nazionalità italiana, nigeriana,
turca e romena.

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Allattamento al seno - Mamma e Bambino

allattare_al_senoIntorno alla metà del secolo scorso, l'inserimento della donna mondo del lavoro ha portato la ricerca scientifica allo studio e divulgazione di latti artificiali che potessero venire incontro alla richiesta del neonato in assenza della madre lavoratrice. La conseguenza di questo pseudo vantaggio è stata l'allontanamento di molte madri all'allattamento. Negli ultimi anni si è notato un ritorno all'allattamento al seno spronato da molti pediatri che hanno riconosciuto che le caratteristiche del latte materno sono complesse e "uniche".

 

Sono nate associazioni in difesa dell'allattamento al seno che hanno ottenuto una normativa CEE alla quale il nostro Ministero della Sanità si è adeguato con Decreto 6 aprile 1994, che obbliga le ditte produttrici a riportare una dicitura che afferma la superiorità dell'allattamento materno, che vieta di riportate immagini di lattanti o qualsiasi riferimento a "latte umanizzato e/o maternizzato".

La legge in Italia tutela le madri che allattano con un periodo di astensione di 2 ore al gg. fino all'anno del bambino, oltre l'astensione totale dal lavoro obbligatoria per un periodo di 3 mesi dopo il parto.

 

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