Il benessere, si sa, non è solo legato ad una corretta alimentazione, ma anche all'armonia interiore; armonia legata alla mente che da sempre costituisce un binomio inscindibile col corpo. Tale armonia è influenzata da fattori culturali e ambientali legati al contesto in cui viviamo. Le dinamiche che regolano i rapporti interpersonali, per esempio, sono un elemento fondamentale per una crescita interiore positiva. Ed è proprio su queste dinamiche che voglio focalizzare la mia attenzione. Al giorno d'oggi sentiamo spesso parlare di multiculturalismo, interculturalità, trans-culturalità, melting pot; ma cosa significano questi termini e, soprattutto, che importanza assumono nell'odierno panorama sociale? L'incontro tra culture diverse è un tema che nei nostri tempi è andato assumendo un peso sempre più grande, entrando a far parte della quotidianità.
Ogni giorno noi viviamo sulla nostra pelle l'incontro con un "altro" diverso da noi per cultura, età, genere, lingua, modi di pensare, religione, ecc... Quest'incontro è spesso vissuto più come uno scontro che in noi suscita diffidenza, paura, fastidio, solo per il fatto che la persona che abbiamo di fronte destabilizza le nostre certezze con la sua "diversità". Ecco che entra in gioco la più comune autodifesa nei confronti dell'alterità: il pregiudizio. Il pregiudizio non è di per sé negativo; esso, come dice la parola stessa, è un giudizio "a priori" basato su una prima impressione scevra di quei dati che solo una conoscenza più approfondita potrebbe darci. Il pregiudizio assume una connotazione negativa qualora noi restiamo ancorati ad esso, senza "decentrarci" dal nostro punto di vista. Tale forma di giudizio, che cristallizza il nostro pensiero, è la scintilla potenziale che innesca l'esplosione dell'intolleranza, del razzismo e della xenofobia. Noi viviamo in un contesto multiculturale, dove per "multiculturalismo" s'intende la compresenza di etnie diverse in uno stesso territorio caratterizzata da rapporti basati sulla mera tolleranza. Spesso al concetto di multiculturalismo si dà una connotazione negativa, proprio perché dei rapporti relazionali basati unicamente sulla tolleranza possono dare luogo a comportamenti razzisti e xenofobici. Tuttavia tale dimensione sociale rappresenta una visione macroscopica che non ci permette di approfondire come vorremmo le effettive dinamiche relazionali che nascono tra le persone di etnie diverse. L'interculturalità scava a fondo dentro tali dinamiche, andando a costituire quella visione microscopica necessaria a comprendere, nonché a sperimentare, il reale confronto tra il sé e l'altro. L'intercultura fa del pregiudizio un trampolino di lancio da cui sviluppare una visione a 360 gradi dell'altro. Essa presuppone quel "decentramento" basilare che ci porta a mettere un attimo da parte il nostro giudizio per accogliere l'altrui modo di pensare.
Mi piace definire l'intercultura come una sorta di pensiero migrante che dalla nostra testa giunge nella testa dello straniero, per poi tornare nella nostra arricchito. L'incontro con il "diverso" presuppone sempre uno scontro; in esso dobbiamo essere disposti a "perdere un po' di noi" per potere "prendere un po' degli altri", e questo non sempre avviene in modo semplice e sereno. Ecco che entra in gioco un'altra componente essenziale dello scambio interculturale: la gestione del conflitto. Saper gestire un dialogo con chi appartiene ad una cultura totalmente differente dalla nostra è quanto di più arricchente ci possa essere; lo potremmo considerare un processo dialettico che ci porta ad una nuova consapevolezza sia di noi stessi che dell'altro. Ma perché tutto ciò avvenga è necessario che il conflitto tra le diversità venga incanalato in un percorso propositivo e non difensivo, altrimenti ricadremmo nella fissità del pregiudizio inamovibile. A tal proposito le figure dei mediatori culturali rivestono un ruolo importante nella gestione di tale processo dialettico. Spesso la figura del mediatore culturale viene confusa con quella dell'interprete linguistico. Nulla di più sbagliato, perché il mediatore non si limita a tradurre la lingua straniera (qualora sia necessario), ma fornisce chiarimenti e consigli, fungendo da filtro positivo nell'interazione tra le diverse parti. L'interculturalità potrebbe rivelarsi un'ottima base per coltivare nuove forme di comunicazione; nuove perché libere da preconcetti il più delle volte derivanti dall'ignoranza. Il rispetto delle differenze e non la cancellazione di queste è la chiave per una migliore comunicazione, ed è innegabile che il sereno incontro con la diversità porti ad un benessere interiore.