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Innanzi tutto quando si parla di ansia bisognerebbe distinguere tra un’ansia buona ed un’ansia, per così dire, cattiva: o meglio, una funzionale e una disfunzionale.
L’ansia funzionale è una sensazione del tutto sana, una sorta di sistema di allerta o di difesa: allerta magari per un primo appuntamento, difesa da una percezione di pericolo.
Quella disfunzionale, invece, si verifica qualora l’ansia, un normale stato, diventa una modalità di condotta generalizzata, un filtro percettivo attraverso il quale interpretiamo la realtà. Il cosiddetto “tratto ansioso” è una caratteristica della personalità di alcuni soggetti, i quali tendono ad avere il sistema di difesa dell’ansia particolarmente marcato, tanto da vivere la maggior parte delle esperienze in modo preoccupato, agitato, inquieto, ansioso, appunto. E’ quando avvertiamo tutto come un pericolo.
E quando qualcosa rappresenta per noi un pericolo?
Quando riteniamo di non poter affrontare o sostenere una situazione. Un esame ci dà ansia; un primo appuntamento; un incontro sessuale….
Ma quando, precisamente, riteniamo di non poter affrontare una situazione?
1- quando la percezione di noi stessi è talmente parziale (identificazione con la mente o con il sistema emotivo) da farci sentire più piccoli, inferiori, inadeguati rispetto all’esperienza che stiamo per vivere;
2- quando ci identifichiamo talmente tanto con una situazione (università, lavoro, malattia, salute, spetto fisico, status, partner, etc.) a tal punto da temere di perdere qualcosa di noi stessi qualora venisse meno quella determinata condizione o persona;
3- quando sentiamo di dover dimostrare di essere all’altezza…di essere più di ciò che gli altri pensano di noi, di fare più e più di quanto abbiamo fatto, di farlo meglio….etc
In tutti i tre casi si parte da un errata percezione di sé. Un attaccamento ad una propria componente (mente, emotività, status) o a fattori esterni (lavoro, studio, partner, ruolo genitoriale). È la nostra identità ad essere deficitaria. Manca un reale e totale senso del sé.
Il sé, il concetto di Self-not Self, in nutripuntura viene attribuito al sistema linfatico (basti pensare che un adulto possiede 20 litri di linfatico contro i 5 di sangue). Il sangue rappresenta la propria affiliazione, la discendenza o dipendenza: sono figlio di e genitore di.
La linfa invece è la propria linfa vitale, la propria essenza: equiparabile alla propria individuazione. Il sistema linfatico in nutripuntura e medicina cinese è legato all’aria, ai meridiani polmone-colon. Aria è ciò che si attiva nel momento in cui il bambino lascia il pancione materno…in cui comincia, molto lentamente, a maturare la sua identità come individuo separato dal materno. La coppia di meridiani polmone-colon rappresenta, dunque, il senso di sé, l’idea che si ha di sé stessi.
D.ssa Sara Ascoli |